Sono numerosi gli indizi che hanno portato ad una protolingua “mediterranea” quando si è analizzata l’etimologia della parola “giglio”. In tale protolingua si utilizzava una parola per indicare un generico “fiore” ed un’altra per un fiore “più brillante”.
Il Meillet scriveva nei “Mémoire de la Société de linguistique” che : «il giglio appare di frequente nelle decorazioni cretesi di epoca minoica. Si segnala una parola copta reri che avrebbe la stessa origine di leirion e di lilium ». In maniera autonoma H. Schuchardt, nel 1918, in Die romanischen Lehnwörter in Berberischen ha riportato la parola berbera alili,ariri, iriri per “oleandro” considerandola come un prestito dal latino e, per giustificarne il mutamento di significato, ha avvalorato la sua teoria nel modo seguente: Lili vale “fiore” in alcuni dialetti baschi, “fiore di mais, di castagno o di noce” in altri, l’ule è“fiore” albanese e lilice arumeno (o aromeno). E’ interessante anche rapporto tra le definizioni di lillà (brettone liron) ed il francese “lis”, tra l’inglese lily ”mughetto” ed il greco moderno loulouoi “fiore” ed il turco lale per “tulipano”. La forma lunga (con un elemento che precede la prima liquida) esiste nello spagnolo aleli (violacciocca) e nel persiano (h)alale “fiore di montagna”. E’ tale forma lunga che, generalmente, appare nell’area del Mediterraneo meridionale, in particolare, in Africa del Nord. Infatti, le forme berbere segnalate non sono isolate.
Per l’egiziano antico, il dizionario d’Erman-Grapov dà hrrt ( con la -t del femminile per “fioritura”); in copto il dizionario Spiegelberg dà tre forme dialettali hrere, hreri, heeli per“fiore, giglio”. Nelle lingue cuscitiche, in particolare nella lingua galla, nei pressi della città di Harar si rinviene ilili per “fiore”. La parlata semitica degli abitanti di Harar, nella parte orientale dell’Etiopia, la lingua harari, scritta in alfabeto Ge’ez, possiede la parola Elad per “fiore” che appare un caso isolato in etiopico ed anche in semitico essendo, però, molto prossima alla parola della lingua galla. Si hanno diversi elementi per ipotizzare un prestito dal cuscitico nelle parlate semitiche. La presenza di tale parola in tre gruppi su quattro del camito-semitico non sembra escludere l’ipotesi di un prestito linguistico proveniente da una protolingua mediterranea.


